DEDICATO AI GIOVANI ( della politica )

di Gianfranco Maletti 

Secondo Bertrand Russell, quando una persona è ventenne da più di tre volte, chi lo ascolta si aspetta un discorso farcito di moralismi. In quanto il moralismo sarebbe l’unico argomento a disposizione di un vecchio per illudersi di avere ancora un minimo di potere.

Ma la vecchiaia non è una questione anagrafica : è una questione di mancanza di idee.

Se non si hanno idee, si può essere vecchi (nel senso di “inutili”) anche a vent’anni.

Avviandoci verso una campagna elettorale difficile ed entusiasmante nello stesso tempo, vorrei esprimere alcune IDEE per portarle alla riflessione da parte di tutti.

 

Troppo spesso l’INESPERIENZA viene presentata come un vanto, come una forza nuova e vitale che deve farsi largo e ripulire la politica da tutte le ideologie. Così sono nate, ad esempio, le liste civiche e, con esse, la “società civile”che intendevano rappresentare. E ancora oggi molti ( troppi ) restano ancorati a questa convinzione, al punto di essere fieri della loro “ inesperienza “.

 

Ma, oggi, la politica non è più condizionata dalle ideologie, è condizionata da emergenze che esigono risposte rapide ed efficaci: i problemi climatici, l’esaurimento delle materie prime, l’ecologia, la globalizzazione, il mercato e la precarizzazione del lavoro, i problemi occupazionali e del reddito, la formazione permanente in tutte le età della vita, la salute,  l’invecchiamento della popolazione, l’assistenza agli anziani, la sicurezza anche economica…(per citarne alcuni).

E per affrontare le esigenze conseguenti alle emergenze, la inesperienza non basta: perché pur rappresentando una discontinuità positiva nei confronti dei condizionamenti ideologici, è un pericoloso, imprevedibile e negativo strumento per risolvere i problemi. Intanto perché la ideologia più pericolosa, quella degli Affari, c’è ancora, c’è sempre stata, e sempre ci sarà: magari cambiando le persone, ma non i metodi, l’ideologia degli Affari ha un bisogno vitale del potere per prosperare.

Il confronto, oggi, è tra l’Italia degli Onesti e l’Italia dei Furbi. Furbi che sognano tutti di fare tanti soldi come il loro idolo Berlusconi: attraverso leggi ad hoc, corruzione, evasione fiscale, lavoro nero, riduzione delle tasse, raggiri, prescrizioni… Tutte cose che loro chiamano LIBERTA’.

E con Berlusconi che, ostentando sofferenza per essere stato nuovamente chiamato a questo gravoso compito, prende atto di essere “insostituibile”.

Attenzione allora a non cadere in errore. Il problema che dobbiamo affrontare non è se Berlusconi è colpevole o no delle cose per le quali viene accusato da anni. Il problema vero è che, chi lo vota, pur ritenendolo colpevole, INVIDIA E CONDIVIDE IL SUO OPERATO.

 

Pochi giorni fa Berlusconi ha dato inizio alla campagna elettorale dichiarando che, per fare andare avanti l’Italia, a lui basta un gruppo di TRENTA PERSONE che lavorano insieme a lui. Per il resto, gli è sufficiente che gli eletti in parlamento SI LIMITINO AD ESSERE PRESENTI AL MOMENTO DELLE VOTAZIONI e che gli siano “fedeli”. Cosa non molto difficile visto che la sua ricchezza gli consente strumenti di persuasione molto convincenti.

E’ questa, la democrazia che ci aspetta in Italia se vince Berlusconi?

Sarebbero queste le caratteristiche che rendono uguali, come sostiene qualcuno, Veltroni e Berlusconi ? Direi di no. NON C’E’ DEMOCRAZIA SENZA LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI. Con Berlusconi, l’orologio della democrazia va sempre all’indietro, nonostante il Cartier che porta al polso…

 

Oggi il Partito Democratico sta mettendo insieme mondi e realtà che fino a ieri sembrava impossibile  potessero convivere: giovani, anziani, donne, uomini, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori…Tutte le categorie sociali sono rappresentate. Le motivazioni sono diverse, non tutti sono convinti fino in fondo. Molti preferiscono attendere la fine della fase Costituente, fissata per la fine del 2009, prima di prendere una decisione definitiva. Ma per tutti coloro che oggi hanno aderito al progetto del Partito Democratico il “cemento “ maggiore è costituito  dalla consapevolezza che così non si può più andare avanti, che bisogna cambiare…

Però sono ancora pochi quelli che pensano che, per cambiare, bisogna cominciare da noi stessi.

Parafrasando il pensiero di un filosofo orientale ( quasi contemporaneo di B. Russell ) mi sembra utile invitare a riflettere sul fatto che, prima di dichiarare di essere  cattolici, laici, ebrei o musulmani, prima di dichiarare di  essere francesi, italiani, inglesi , cinesi o australiani, oppure prima di professarci juventini, torinisti, laziali o sampdoriani, dovremmo ricordarci che in quel momento siamo dei VIOLENTI: perché creiamo un argine artificiale tra noi ed il resto dell’umanità.

La conclusione è che, se riusciamo a confrontare liberamente le nostre idee, senza preconcetti e rispettando le nostre diversità culturali senza prevaricarle, ce la possiamo fare: tutti insieme.

 

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Una risposta

  1. 23 marzo 2012

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