IL 19 MARZO UN INCONTRO IN REGIONE CON I DELEGATI DEI LAVORATORI DELLA ROMI – EX SANDRETTO

Il sindaco Roberto Montà e l’assessore al Lavoro Anna Maria Cuntrò hanno richiesto e ottenuto un incontro durante la pausa del consiglio regionale, convocato nella seduta ordinaria di martedì 19 marzo, alle 13, presso il Consiglio regionale del Piemonte (Sala Viglione, 1° piano), in via Alfieri 15, a Torino, al fine di poter illustrare, insieme ai rappresentanti dei lavoratori (che saranno presenti con un presidio presso il Consiglio Regionale del Piemonte, con due giornate di mobilitazione il 18 e il 19 marzo), la situazione drammatica e paradossale che si sta determinando, presso gli stabilimenti di Grugliasco e Pont Canavese della Romi – ex Sandretto. Si tratta di una condizione che può determinare la perdita di 140 posti di lavoro, cosa per la quale i lavoratori si sono mobilitati.

Oltre ai politici grugliaschesi e ai lavoratori della Romi, saranno presenti anche i rappresentanti della Regione, della Provincia e il sindaco di Pont Canavese.

Quattro anni fa, infatti, la Romi Brasile aveva rilevato dall’Amministrazione straordinaria l’allora Sandretto, impegnandosi a garantire l’occupazione attraverso gli investimenti che avrebbero dovuto innovare la produzione di presse per rendere il prodotto più competitivo. Tuttavia la Romi Brasile, un anno fa, ha annunciato la chiusura delle attività produttive, di fatto determinando il licenziamento di tutte le lavoratrici e lavoratori. La Romi, infine, si è dichiarata disponibile alla vendita: tale impegno è stato assunto anche alla presenza dei rappresentanti dei Comuni interessati, della provincia di Torino e della Regione Piemonte. All’inizio di gennaio si è presentata con un impegno di acquisto una cordata imprenditoriale che ha predisposto un dettagliato Piano Industriale che garantirebbe l’attività produttiva e occupazionale. La Romi si era dichiarata, a parole, disponibile alla vendita, ma nei fatti, continua a sottrarsi a qualsiasi ipotesi concreta, forse con l’obiettivo non dichiarato di mantenere il Marchio chiudendo l’attività produttiva.

«In una situazione di crisi produttiva nell’area piemontese – spiegano Montà e Cuntrò – siamo di fronte al paradosso che se passasse questa impostazione si perderebbero posti di lavoro che, invece, hanno la possibilità concreta di essere salvaguardati».

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