APPROVATE LE ALIQUOTE IMU E I FABBISOGNI DEL COMUNE

Approvate mercoledì sera dal consiglio comunale le aliquote Imu 2013 che prevedono lo 0,45% per l’abitazione principale ferme restando le attuali riduzioni e detrazioni di imposta. La detrazione, infatti, rimane di 200 euro maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni che abiti e sia residente nella stessa abitazione e fino a un massimo di 600 euro. Per i fabbricati rurali a uso strumentale l’aliquota è dello 0,20 per cento, mentre per gli immobili delle imprese costruttrici e per quelli affittati con canone concordato è dello 0,45 per cento. Per gli alloggi ex Iacp e cooperative a proprietà indivisa si pagherà lo 0,40%, mentre per gli alloggi sfitti da oltre due anni l’1,06. Per tutti gli altri fabbricati, compresi seconde case e terreni, l’aliquota rimane dell’1%.

«Abbiamo rideterminato il fabbisogno dell’Imu per mantenere l’equilibrio di bilancio – spiegano il sindaco Roberto Montà e l’assessore ai Tributi Luigi Musarò – pur nella consapevolezza del fatto che sono in discussione provvedimenti di sospensione o eliminazione dell’imposta sulla prima casa a fronte di 1,7 milioni di euro di tagli ai trasferimenti dallo Stato, sulla base della legge di stabilità del 2012, anche se non ancora ufficialmente comunicati dallo Stato stesso. Lo scorso anno, inoltre, la differenza di gettito tra quello stimato dallo Stato e quello effettivamente riscontrato dal Comune è stata di 350mila euro e alla fine del 2012 abbiamo assorbito un ulteriore taglio di 400mila euro convertito in una estinzione di mutuo. Sulla base di questi dati – continuano sindaco e assessore – sarebbe impossibile mantenere l’equilibrio di bilancio senza incidere sulle spese non obbligatorie, ma necessarie, e quindi non poter più erogare servizi. Se i tagli non saranno in parte compensati con trasferimenti e con l’Imu, il rischio serio è di non riuscire a fornire i servizi essenziali, come la manutenzione del territorio, degli edifici e delle aree verdi, la mensa e le spese sociali e per i servizi alla persona, arrivando ad avere una città che non potrà più fare nulla per i propri cittadini».

Le aliquote sono state stabilite salvaguardando la logica delle politiche abitative: «Abbiamo mantenuto l’aliquota “prima casa” per le abitazioni affittate con canone concordato e per gli immobili delle imprese costruttrici che vengono considerati beni a magazzino. Non ha senso tassare immobili che sono in vendita – proseguono Montà e Musarò – Inoltre, il monitoraggio effettuato quest’anno ha dimostrato che il turn over rientra nei sei mesi dalla messa in vendita. Per questo l’incremento dell’imposizione produrrebbe più facilmente ritardi nelle consegne, soprattutto in presenza di stabili di nuova costruzione non completamente venduti. Sempre nell’ottica del rispetto di politiche abitative eque, abbiamo mantenuto lo 0,4 per cento per gli alloggi di cooperative a proprietà indivisa, che godono di agevolazioni pubbliche, e per le case ex Iacp, in quanto le risorse destinate all’Imu vengono sottratte alla manutenzione ordinaria degli alloggi e alla sistemazione delle case che si rendono libere, impedendo di fatto le rassegnazioni».

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