Ah!! l’Arcolaio (prima puntata)

Al Savonarola di Piazza Matteotti  non sfugge nulla e dal suo pulpito in consiglio comunale, o meglio  dal suo giornale e  dal suo blog, branditi  minacciosamente come il famoso Domenicano  la croce, fustiga i cattivi costumi della comunità. Tutta? Non proprio, diciamo, più modestamente, il Sindaco e la sua corte di mezze calzette che ricordano, come scrive il censore, i cagnolini che scuotono la testa nell’auto.
Riconosciamolo, poteva andarci peggio se ricordiamo che Dante gli ignavi di un tempo  li scaraventa nell’antinferno mentre gli attuali, tutto sommato, possono godersi qualche bel panorama dal finestrino posteriore.
A ben guardare, la creatività letteraria del nostro, quando azzarda qualche metafora, non è eccezionale, viste tutte le possibilità di alludere agli yesmen, ma pazienza, non possiamo pretendere troppo. Quel che conta è la sostanza che in tempi recenti è davvero stracolma di ire funeste.

Dicono i saggi che quando si è molto arrabbiati bisogna stare fermi, non scrivere, non parlare, non agire, perchè si sbaglia. Ma cosa dicono i saggi se l’ira non è un momento passeggero ma è uno stile di vita? E se il solo pensiero dell’esistenza del sindaco e dei cagnolini è in grado di annodare il duodeno dell’animoso odiatore? Anche i saggi probabilmente direbbero “se è così abbiamo un problema”. Più di uno aggiungiamo noi ma come sempre, per capirci, ci vogliono gli esempi.

L’ex capo della maggioranza di un tempo, oggi capo della minoranza, e già questa cosa è comprensibilmente. per lui, gastrolesiva, scatena un tornado di vituperi a partire dai mancati pagamenti della tassa rifiuti da parte del sindaco (1400/1500 € in 5 anni saldati appena scoperto l’errore). Ma, incavolato come la regina cattiva quando scopre che Biancaneve è ancora viva nonostante la mela, lancia la maledizione istituzionale laddove dice che il sindaco ha usato il sito del comune per scrivere la sua lettera di difesa. “Uso del mezzo pubblico per fini personali”!!! Altro che mela questo è un mango avvelenato che rende felice l’inquisitore come il conte di Montecristo dopo le rivelazioni dell’abate Faria.  Trascuriamo il merito, giusto o no usare il sito del comune per chiarire alcune cose diventate di dominio pubblico. A noi sembra ovvio ma lasciamo perdere.  Il nostro Vysinskij però non ascolta i saggi di prima e, annebbiato dalla veemenza dell’arringa, non ricorda cosa ha combinato lui nei tempi andati. Se avesse preso una tisana gli sarebbe venuto in mente e, invece, siamo costretti  a fargli da psicanalisti.

Si metta quindi comodo e provi a ricordare quando da sindaco usava un’intera pagina dell’Arcolaio, la prima (luglio 1997) per maledire (cavolo allora è un vizio) i consiglieri che si erano dimessi  e  lo  costringevano alle dimissioni. Così  sul giornale dell’amministrazione sotto il minaccioso titolo “Ora tocca a voi” (in che senso scusi?) tutti potevano assistere al lancio della sua campagna elettorale, con tanto di elenco, nome per nome, di tutti i consiglieri traditori dei benefattori. Ma l’Arcolaio, essendo giornale del Comune, non era anche loro, consiglieri in disaccordo? E invece il fu sindaco, iroso come sempre, scrive “ecco i loro nomi”, fa la lista di proscrizione, invitando al linciaggio (politico naturalmente). Ammetterete che non è carino, tanto meno quando  si dichiara, sempre nello stesso articolo, che un consigliere tra i dimissionari è inquisito per mafia. Insomma non sta bene iniziare la campagna elettorale personale  con il giornale cittadino! Anche la regina cattiva se la comprava la mela, non la prendeva dalla mensa pubblica. Ecco cosa succede a non dare retta ai saggi.

Elaborato l’ittero e calmato il suo animo impetuoso, al cui confronto  il conte Ugolino e l’arcivescovo Ruggeri  sono due persone serene, il tradito si abbandona alla nostalgia evocando le prodigiose realizzazioni del suo mandato e le grandi qualità della sua squadra di assessori.  E’ proprio vero che non ci sono più le giunte di una volta. Allora si trattava di “assessori bravissimi e capaci… davvero eccezionali,” oggi invece se ne stanno sull’auto a guardare fuori dal finestrino.

arcolaio

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